Il mio Cammino di San Giacomo in Sicilia in bicicletta

 

Giorno 1: Caltagirone, San Michele di Ganzaria, Mirabella Imbaccari - Piazza Armerina

Il 19 settembre 2023 è stata la data in cui ho iniziato il mio Cammino di San Giacomo in Sicilia, subito dopo il mio ritorno da un viaggio in giro per l'Italia che vi racconterò in un altro post.

Il giorno del mio arrivo dopo il giro dell'Italia sono stato accolto da un amico e ideatore del Cammino (Totò Trumino), insieme alla presidente di quest'associazione (Lucia Giunta), che mi hanno donato le credenziali per iniziare il Cammino.

La partenza da Caltagirone è stata un momento emozionante, grazie alla calorosa accoglienza del sindaco e di altre persone coinvolte nel progetto. Caltagirone vanta la presenza della suggestiva chiesa di San Giacomo, che custodisce con devozione una preziosa reliquia del santo.

Il mio primo traguardo era San Michele di Ganzaria, un luogo raggiunto tramite un affascinante percorso. Inizialmente, lungo un tratto dell'ex ferrovia, ho smesso di pedalare a causa della presenza di pietre di grandi dimensioni; ciò mi ha permesso di scendere e spingere la bicicletta, ma sono state proprio queste le occasioni a rendere il percorso vario. Superato questo tratto, mi sono immerso poi in itinerari che attraversavano campagne, campi arati e affascinanti allevamenti di bestiame. L'accoglienza calorosa presso l'ufficio del sindaco di San Michele di Ganzaria è stata arricchita dall'apposizione del timbro sulle credenziali, un segno tangibile del mio viaggio avventuroso.

La pedalata è continuata verso Mirabella Imbaccari, un altro gioiello da scoprire lungo il percorso. Attraversando tratti boschivi e paesaggi rurali, ho potuto assaporare la bellezza incontaminata dell'ambiente che mi circondava. Timbrate le credenziali, ho continuato il mio Cammino verso Piazza Armerina.

Il tratto intrapreso lasciata la città di Mirabella Imbaccari, mi ha portato attraverso un incantevole bosco, alle porte di Piazza Armerina. Per raggiungere il Borgo di San Giacomo a Piazza Armerina, ho attraversato tratti stradali circondati da luoghi rurali. Questo borgo è un'antica chiesetta del 1300 che un tempo ospitava i pellegrini di passaggio, e adesso svolge la stessa missione.

Timbrate le credenziali, potevo continuare il mio Cammino per il giorno successivo.

Giorno 2: Piazza Armerina, Valguarnera, Assoro, Nissoria, Nicosia e Capizzi

Nel secondo giorno di Cammino, ho deciso di arrivare fino a Capizzi per completare quest'avventura e ricevere l'Aurea Jacopea, un attestato per aver percorso tutte le tappe previste.

"Il mio consiglio per godere appieno di ogni località e soprattutto per tutti coloro che non hanno avuto modo di visitare la Sicilia, è di completare questo Cammino in tre giorni se si vuole farlo in bicicletta, oppure organizzarsi in diversi momenti dell'anno."

Il mio viaggio è iniziato prima dell'alba, riprendendo il Cammino che da Piazza Armerina mi ha portato a raggiungere la prima tappa della giornata: Valguarnera. Ho deciso di partire presto, perchè volevo avere l'opportunità di respirare la brezza del mattino e sentire sensazioni che il caos della città sveglia non mi avrebbe permesso di percepire.

Appena fuori paese, ho intrapreso il tratto boschivo che collega queste due località, rendendo il mio viaggio ricco di emozioni e soprattutto avventura. Mi ha permesso di evitare il traffico e immergermi completamente nella bellezza della natura circostante. La sensazione di meraviglia, serenità e il calore della stagione hanno contribuito a rendere l'esperienza unica, donandomi un benessere sia fisico che mentale.

Arrivato a Valguarnera, ho apposto il timbro sulle credenziali e, subito pronto per affrontare la prossima tappa: Assoro. Il percorso attraverso campi di cereali e colline mi ha portato ad incuriosirmi di forme come scolpite sulle colline, dette "Calanchi". Si tratta di formazioni geologiche tipiche di questa terra.

Questo tratto di strada in discesa mi ha portato verso la Piana di Dittaino, attraversando una valle fertile segnata dal fluire dell'omonimo fiume. Questa parte del viaggio è stata paesaggisticamente monotona, per via della presenza di enormi strutture che ospitano attività industriali più importanti della provincia di Enna.

Dopo aver attraversato la zona industriale, ho percorso un breve tratto asfaltato nella zona di coltivazione della famosa pesca settembrina nel sacchetto. Il profumo intenso e il sapore avvolgente di questo frutto hanno arricchito il mio viaggio. Qui è stato doveroso per me assiaggiarne una, raccogliendola con le mie mani dall'albero; questo gesto mi ha trasmesso un senso di gratitudine per la fatica fatta, ma anche perchè è un'azione ben diversa da quella a cui siamo abituati, cioè mangiare un frutto raccolto e portato sulla tavola da altri.

Il percorso è proseguito lungo una scarpata che segnava il passaggio dalla zona pianeggiante del fiume Dittaino a quella collinare di Assoro. Attraversando campi e ammirando il maestoso Monte la Stella sul fianco ovest, ho seguito il tratto di una vecchia strada ferrata, testimonianza di un passato industriale ricco di storia.

La vecchia linea ferroviaria, voluta dall'allora senatore e ministro Edoardo Pantano, è ora un museo a cielo aperto di ingegneria. Le gallerie, gli archi, i ponti e i muri in pietra sono testimoni di un'epoca passata. La tratta, con le sue pendenze importanti, è emozionante, per il panorama e la natura circostante. La prima galleria che si incontra è piuttosto lunga e presenta un foro sulla volta che dà verso l'esterno; un tempo serviva per far uscire il vapore emesso dai vecchi treni a vapore. Quando sono entrato in questa galleria è stato piuttosto suggestivo l'effetto di luce che entrava.

Arrivato all'ingresso Assoro, ho percorso gli ultimi chilometri fino al centro storico, dominato dal Palazzo della Signoria e dall'antica Basilica San Leone del XII secolo. Assoro si è rivelata una gemma con due ampie piazze panoramiche, l'ex convento di Santa Maria degli Angeli, e i ruderi del castello Svevo-Normanno, che offrono una vista magnifica del monte Etna.

Mi sono recato alla Pro Loco per far apporre il timbro sulle credenziali, ho cambiato l'acqua delle mie borracce ormai calda con dell'acqua fresca, e via verso Nissoria. Pedalando lungo l'antico tracciato ferroviario, ho attraversato degli archi in pietra che sovrastano la strada provinciale sottostante, risalenti agli inizi del '900, e l'emozione nell'attraversare questi archi è stata indescrivibile.

Lungo il percorso, ho incontrato un suggestivo "bevaio" in pietra a forma esagonale, che raccoglie le fresche acque della sorgente Sant’Anna. Attraversando la suggestiva gola, mi sono fermato ad ammirare un antico palmento rupestre intagliato nella roccia e una Qubba con la testa dell'acqua che rifornisce il centro abitato di Assoro. L'attraversamento del fondo valle mi ha regalato paesaggi punteggiati da terrazzamenti e muretti a secco, testimonianze di antiche coltivazioni di vigneti.

Arrivato a Nissoria, ho ottenuto il timbro presso gli uffici comunali e ammirato soltanto l'esterno della Chiesa di San Giuseppe perchè a quell'ora era chiusa. Mi rimetto in sella per dirigermi verso Nicosia. Questa parte del percorso è stata confortevole per via della presenza di diverse fontanelle che mi hanno permesso di rinfrescarmi dal caldo di settembre, circondato da campi di grano, greggi e ulivi secolari. Attraverso boschi di olivastri, querce e perastri, potevo ammirare la bellezza dei Nebrodi che creano uno scenario incantevole.

Prima di scollinare verso il Fiume Salso, non ho potuto fare a meno di ammirare, seppur da lontano, sua maestà Etna, circondata da colline e montagne scoscese; anche la discesa incontrata subito dopo è stata faticosa, ma in cambio mi ha regalato una vista panoramica di Nicosia, incastonata tra rupi rocciose, creando un quadro realistico che sembrava uscito da una cartolina.

Anche se sembrava di poter toccare con mano Nicosia, dopo la discesa, mi sono trovato ad affrontare una salita ripida che ha reso questa parte del Cammino piuttosto impegnativa. Superata la salita, tra pascoli e macchia mediterranea, ho raggiunto la strada provinciale che mi ha condotto direttamente a Nicosia.

Nicosia è una gemma incastonata tra rupi rocciose, una città che mescola tradizione e bellezze naturali. Le sue stradine composte da antiche architetture e la vista mozzafiato sulle montagne circostanti creano un'atmosfera unica.

Dal convento di San Felice, dove ho fatto timbrare le credenziali, ho intrapreso una strada che mi ha portato verso la Basilica San Nicola da Bari e poi sulla statale.

Lasciata la statale, ho imboccato una contrada che mi ha accolto con un profumo irresistibile di mozzarella di bufala, per la precisione, proveniente da un vicino caseificio. Le strade, in questa parte del percorso, erano principalmente asfaltate, circondate da campi arati, abitazioni rurali e da una grotta affascinante, testimone di storie e leggende di un eremita che vi abitava curando le persone del luogo.

Arrivato a Capizzi, un piccolo borgo, ho affrontato una salita tra vie strette fino a raggiungere la piazza dove si erge la Chiesa di San Giacomo. Qui, con emozione, ho atteso l'arrivo del sacerdote per l'apposizione dell'ultimo timbro sulle credenziali e la consegna del certificato Jacopeo, simbolo tangibile del mio viaggio.

Era già buio quando ho contatto una persona gentile, indicatami da un amico, che mi ha offerto ospitalità per la notte in una struttura adibita all'ospitalità pellegrina o, in questo caso, bicigrina. Una dimostrazione della generosità e dell'accoglienza che ho sperimentato lungo tutto il Cammino.

Giorno 3: Capizzi - Piazza Armerina (il ritorno a casa)

Il giorno successivo, all'alba, ho iniziato il viaggio di ritorno verso casa. Quest'ultima tappa mi ha permesso di riflettere sulla ricchezza di esperienze vissute durante il mio Cammino di San Giacomo.

Conclusioni:

Il mio Cammino di San Giacomo si è rivelato un viaggio di scoperta, panorami mozzafiato e profumi inebrianti. Questo viaggio mi ha permesso di mettere in pratica ciò che il mio giro dell'Italia mi aveva insegnato.

Ciò che ho notato di questo Cammino è che ogni tappa è stata studiata per offrire non solo la possibilità di esplorare luoghi storici e naturali, ma anche di ritrovare sé stessi. Le pedalate attraverso tratti rurali e boschivi hanno creato un legame speciale con la natura, mentre le timbrature sulle credenziali hanno segnato i momenti salienti del mio viaggio.

Fonti: https://www.camminosangiacomosicilia.it/